Alessandro Longobardi: “La gente ama il teatro. Ce la faremo”

A pochi giorni dalla chiusura dei teatri romani legata all’emergenza Coronavirus, abbiamo cercato di fare un punto della situazione con Alessandro Longobardi, direttore artistico e organizzatore del Brancaccio e della Sala Umberto.

È realistico pensare che i teatri a Roma possano riaprire ad aprile?

Dipende dalle valutazioni che le autorità faranno da qui a quella data. Credo che qualche indicazione importante l’avremo dall’Oms attorno alla metà del mese.

Esiste una prima stima dei danni che provocherà questa chiusura forzata?

Al momento non abbiamo dati aggregati per l’intera città. Sicuramente parliamo di diversi milioni di euro, tra incassi mancati e i costi vivi ineliminabili delle strutture e delle produzioni.

Come mai nessun teatro di Roma ha continuato l’attività seguendo le direttive ministeriali sulla distanza di sicurezza contenute nel decreto del 4 marzo?

Perché seguendole, si potrebbe occupare al massimo il 20% delle sale, con incassi che non riuscirebbero a coprire le spese. Nulla da eccepire sulla necessità di mettere la salute davanti a tutto, ma a certe condizioni è meglio stare chiusi.

Quale potrebbero essere degli interventi statali incisivi per alleggerire la situazione dei teatri, soprattutto quelli privati?

Cassa integrazione estesa alle piccole e medie imprese culturali, credito d’imposta anche per il teatro, facilitare l’accesso al credito (nelle banche è difficile farsi prendere in considerazioni per prestiti d’impresa, se operi in questo settore).

Le perdite che si verificheranno in questa stagione crede che avranno un impatto rilevante su quella del 2020/2021?

Mi auguro di no, mi auguro che il problema possa risultare pesante solo per i bilanci della stagione in corso. Inutile, però, nascondersi dietro a un dito. Questa chiusura forzata, per quanto ripeto doverosa nel rispetto della salute di tutti, farà sì che diversi teatri e diverse realtà teatrali siano costretti ad ammainare bandiera (mi viene da pensare soprattutto ai tanti operatori del teatro per i ragazzi. Loro potrebbero essere i più colpiti). Una cosa è certa: nel nostro settore potremmo presto essere in ginocchio.

Crede che passata l’emergenza la gente tornerà subito nelle sale o ci sarà da lavorare per riportarcela e sconfiggere la paura?

Io credo che il pubblico ami il teatro e, almeno su questo, mi sento di essere fiducioso. Certamente avrà più importanza del passato un buon lavoro di comunicazione, questo è fuori di dubbio.

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