Luca Barbareschi e il suo Cyrano nemico delle viltà

Fino al 25 novembre, Luca Barbareschi apre la stagione del centenario dell’Eliseo con “Cyrano de Bergerac”, diretto da Nicoletta Robello Bracciforti.

C’è bisogno di una predisposizione interiore particolare per portare in scena questo personaggio?

Devo dire, innanzitutto, che costringendoti a misurarti con le difficoltà dei versi martelliani e con la ricchezza di temi di Rostand, lo considero il più impegnativo della mia carriera. Sembra quasi un’opera lirica! E poi ci tengo a sottolineare che per me è un onore potermi misurare con un simile gigante. Anche come produttore e direttore artistico dell’Eliseo mi regala mille motivazioni per fare un grande lavoro

Qual è il potere contro il quale si batte il suo spadaccino-poeta?

Lotta contro la stupidità, il vizio e il compromesso. Odia la viltà e il pregiudizio. Penso di assomigliare molto a Cyrano.

Ha svolto una preparazione fisica ad hoc per reggere l’impatto fortemente dinamico di questo ruolo?

Sì, mi sono allenato per un bel po’ di tempo con la spada in vista delle famose scene di duello e anche per tenere il ritmo azione-recitazione che spesso diventa molto impegnativo.

Tra i tanti, indimenticabili monologhi dell’opera, a qual è maggiormente affezionato?

Sicuramente al “No, grazie”. È un incomparabile inno alla libertà e al non essere schiavo di nessuno di un’attualità straordinaria ancora oggi.

C’è qualche Cyrano teatrale o cinematografico che l’ha ispirata nel creare il suo?

Ci sono stati molti Cyrano negli ultimi cento anni, però non tutti credo siano stati all’altezza. Quello interpretato da Belmondo, per esempio, è stato terribile. Quello di Depardieu, invece, è stato eccellente, molto lunare. Comunque, il mio Cyrano voglio sperare sia molto personale.

In un’epoca cinica e disillusa come la nostra esistono ancora dei Cyrano?

Certo, tutti coloro che fanno bene il proprio lavoro, senza curarsi dei pregiudizi e mostrando coraggio. E chiunque affronti la vita con dignità e rispetto di sé, senza perdere mai la forza di continuare. È l’unica cosa che davvero conta.

Un personaggio che un giorno le piacerebbe portare in scena?

Troppi e, purtroppo, non c’è tutto il tempo di cui avrei bisogno per affrontarli tutti. Tra i tanti, Riccardo III (lo farò il prossimo anno), Shylock (magari in una chiave non necessariamente anti-semita), Enrico V… No, guardi, è una lista davvero infinita.

Da imprenditore, attore e direttore artistico dell’Eliseo, cosa si aspetta da questa stagione del centenario?

Certamente un riscontro adeguato di pubblico, ma soprattutto un grande rispetto per il lavoro che sto svolgendo. Anche da parte delle istituzioni. Vorrei che il mio teatro godesse della stessa considerazione del Piccolo di Milano.

 

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