Rezza e Mastrella al Teatro Vascello fino al 5 gennaio

Fino al 5 gennaio, Antonio Rezza e Flavia Mastrella tornano al Vascello con tre dei loro irriverenti spettacoli (Fotofinish, Bahamuth e Anelante. Per le date: www.teatrovascello.it).

Li abbiamo sentiti per una breve chiacchierata.

Avete affermato: “Mai come ora il nostro linguaggio è attuale”. Perché?

FM: Perché siamo da sempre digitali la nostra è una sintesi, un’estetica che è sempre stata moderna.

AR: Quello che noi facciamo è abbandonare sempre la strada vecchia per la nuova. Noi siamo i primi antagonisti di noi stessi e questo ci rende particolarmente moderni.

La creazione di uno spazio “altro” è una vostra cifra stilistica. Come ci arrivate di norma (se una norma c’è)?

ARNon conta come, l’importante è arrivare. A me piace uno spazio che non mi appartenga, che mi dia una sollecitazione costante e faccia venir fuori la mia parte infantile che è molto sviluppata.

FM: La norma è distruggere quello che c’è stato prima. Una cosa che ci riesce molto bene.

A 32 anni dalla nascita del vostro sodalizio artistico, qual è lo spettacolo considerate più rappresentativo della vostra produzione?

AR: Tutti quelli che portiamo ancora in giro. Al di là delle loro singole specificità, funzionano ancora tutti.

FM: Per me, La Tegola e il Caso, il format per Rai 3, perché ha una forte interazione con la gente e perché dentro c’è tutto quello che abbiamo imparato a teatro e in altri ambiti spettacolari.

Il Leone d’Oro che avete ottenuto nel 2018 è stato solo un prestigioso riconoscimento o vi ha dischiuso prospettive lavorative diverse dal passato?

FM: Siamo rimasti sorpresi noi per primi del riconoscimento, ma no, non ci ha portato, che so, a qualcosa di diverso come un debutto a Venezia.

AR: Non direi proprio, ma continuiamo a ringraziare Latella per non essersi formalizzato di fronte alla nostra diversità. Il premio è ancora più importante pensando al fatto che tutti i nostri detrattori, molti dei quali sono colleghi di scena ben inseriti nei contesti di potere, non potranno mai averlo.

A che punto è il vostro nuovo spettacolo, si può avere qualche anticipazione?

AR: Doveva debuttare a ottobre, invece credo che debutterò questa estate. Purtroppo la disavventura dell’ex Divina Provvidenza (lo spazio nel quale il duo ha sempre avuto il proprio laboratorio teatrale e dal quale è stato sfrattato lo scorso 5 febbraio, ndr) ha avuto il suo peso, il comune di Nettuno ci ha cacciato dal luogo in cui abbiamo lavorato per 35 anni e al quale sono affezionato come a una persona. Abbiamo subito un abuso che è un’assurdità, proprio noi che al comune di Nettuno abbiamo dato tanto lustro. Con loro, a meno di scuse formali, i rapporti sono chiusi In ogni caso, la vicenda ha in qualche modo fatto bene allo spettacolo, visto che parla di abbandono dei luoghi di partenza. E poi sono sicuro che presto torneremo ad averlo a disposizione grazie all’usucapione. Quando succederà, lo doneremo subito allo stesso comune che ce lo ha tolto: noi non vogliamo sovvenzioni statali di nessun tipo, come abbiamo sempre detto e dimostrato.

FM: Il nuovo spettacolo parla anche di chiusura, ridimensionamento. La vicenda dell’ex Divina Provvidenza, comunque, ci ha molto, molto toccati.

Il primo degli spettacoli in cartellone al Vascello, Fotofinish, è incentrato sul rapporto tra l’uomo e l’immagine. A 15 anni dal suo debutto, avreste mai pensato alla degenerazione in atto in questo rapporto innescata dall’esplosione dei social?

FM: Io penso che il discorso sia precedente all’epoca dei social massivi e vada fatto risalire già al 2000 e dintorni (quando lavoravamo su Troppolitani). Già a quei tempi il rapporto era “impuro”, secondo me.

AR: Fotofinish è attuale oggi come ieri e lo sarà anche domani, quando noi non ci saremo più, anche perché le immagini si sono sempre evolute, fin dai tempi dei disegni rupestri. Non è che il sopraggiungere dei selfie, che io odio, abbia peggiorato così tanto le cose.

Il vostro sogno nel cassetto dal punto di vista lavorativo e non solo?

AR: Il mio sogno nel cassetto, è proprio il cassetto, un cassetto nell’altro cassetto, direi!

FM: Trovare gente più coraggiosa in giro, persone in grado di superare il perbenismo estetico imperante.

 

 

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