Wilder vs Fury: sta per arrivare l’ora della verità

La potenza devastante di Deontay Wilder o la tecnica di Tyson Fury?

Sabato 22 (ore 5:00 di domenica 23, Italia), alla MGM Arena di Las Vegas, andrà in scena l’attesa rivincita tra i due pesi massimi con in palio la corona WBC detenuta dal primo.

Abbiamo chiesto un parere tecnico al riguardo ad un grande della boxe italiana, l’ex campione del mondo WBC dei massimi leggeri Massimiliano Duran.

Innanzitutto, secondo lei chi aveva vinto il primo confronto?

Io avevo un punto per Fury, ma il pari ci poteva stare. È stato un match molto emozionante.

Rispetto a dicembre 2018, si aspetta qualche variazione tattica nella strategia dei due avversari?

Per la natura della loro boxe, io credo che solo Fury (che ha anche cambiato allenatore) possa metterla in atto, visto che è nettamente superiore a livello tecnico a Wilder. Quest’ultimo, anche se devo dire che è migliorato negli anni e nelle traiettorie dei colpi, cercherà ancora una volta il colpo risolutore.

Dopo la faticosa affermazione su Wallin, c’è chi vede Fury in flessione. Lei che ne pensa?

È un uomo molto particolare, imprevedibile. Possibile che abbia preso sottogamba quell’impegno, ma credo che in un’occasione fondamentale come questa sarà concentratissimo.

Può farcela a vincere anche prima del limite come ha dichiarato?

Credo che sarà difficile. Wilder ha dimostrato di essere vulnerabile, ma se trova uno spazio giusto, anche solo per un istante, ti castiga. No, io credo invece che Fury farà un incontro intelligente tenendo la distanza.

L’eventuale vincitore di sabato ce la farà ad affrontare Joshua prima della fine dell’anno? E, tra i tre, chi è il più bravo?

Con i soldi che ci sarebbero in ballo, io penso proprio di sì. Dei tre, il più completo mi pare Joshua, ma tra di loro le differenze di valore sono minime. Ognuno ha una sua caratteristica molto spiccata che gli consentirebbe di poter superare gli altri e due rivali.

Da campione del passato, ritiene che i protagonisti attuali della categoria regina siano davvero così inferiori rispetto a quelli di qualche decennio fa?

Sì, senza dubbio. Oggi possono forse essere preparati meglio tecnicamente, più alti, ma a livello tecnico non c’è paragone, perché sia Joshua che Wilder che Fury (da me considerato il più forte psicologicamente, con la sua capacità di saper sempre innervosire il rivale, quando serve) hanno tutti dimostrato qualche importante lacuna nel corso della loro carriera. Pensiamo all’epoca d’oro della categoria, gli anni Settanta: Frazier, per dire, con la sua capacità di entrare e uscire dalla guardia avversaria, li avrebbe battuti. Di Ali non credo ci sia bisogno di parlare. Stesso discorso anche per Foreman. Ma, a mio giudizio, anche un picchiatore terribile e con una resistenza fuori dal comune come Ron Lyle avrebbe potuto dire la sua ai vertici, oggi.

Chi potrebbe essere l’uomo nuovo di questa divisione di peso in un immediato futuro?

Azzarderei Dyllian White, ha qualità non trascurabili, anche se l’ultima volta che l’ho visto combattere non mi è piaciuto per niente. Altri in grado di insidiare i tre che sono al vertice non ne vedo. Poi, da appassionato di questo sport, spero sempre che all’improvviso possa saltar fuori un crack e cambiare gli equilibri in campo.

 

Del nostro Guido Vianello che ne pensa?

Che è un bravo ragazzo, un pugile che si sta formando e che potrà migliorare, ma ritengo sia difficile che possa arrivare a certi livelli. Spero di sbagliarmi, naturalmente.

Lei che è stato un protagonista d’eccezione dell’ultima grande stagione pugilistica del nostro paese a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta, pensa che ce la faremo mai a ritrovare un ruolo decoroso nel panorama del boxing internazionale?

Ci sarebbe da cambiare tanto… Innanzitutto si dovrebbero creare condizioni economiche differenti per favorire la rinascita del professionismo, a maggior ragione adesso che i professionisti possono andare alle Olimpiadi. Il pugilato è uno sport che chiede tanto, tantissimo, non lo si può praticare e, nello stesso tempo, essere costretti a fare un altro lavoro per potersi mantenere. Sarebbe bene che chi di dovere si occupasse di sovvenzionare adeguatamente il settore, concedendo importanza non soltanto alla nazionale dilettanti come si è fatto negli ultimi tempi. Il budget a disposizione non è così basso come si tende sempre a far credere, ma va usato bene se si vogliono fare progressi, se si vogliono ottenere risultati. Per questo motivo è auspicabile anche un cambio di rotta a livello dirigenziale, di federazione. Si deve mettere nelle condizioni di poter ben operare non soltanto coloro che salgono sul ring, ma anche tutte quelle persone (i maestri, in particolar modo) che sono deputati a crescerli, a farli sbocciare. Non credo proprio che sarà un’impresa semplice.

 

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