In occasione del concerto all’Auditorium del 10 febbraio, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l’eterna Patty Pravo.
Torna ad esibirsi in teatro. Cosa dobbiamo aspettarci da questo live?
Sono contenta di suonare in una dimensione così intima, anche se lo show che proporrò sarà come sempre energico. Il set pescherà dal cofanetto dello scorso anno, “Meravigliosamente Patty”, e dunque dal mio intero repertorio.
Si parla da tempo di un nuovo album di inediti per il 2014.
Sì, dovrebbe uscire per settembre, preceduto forse da un singolo qualche mese prima. Ma non ci sono ancora certezze al riguardo.
Lei che è venuta fuori dalla gavetta, cosa ne pensa dei talent show musicali che oggi sembrano andare per la maggiore?
Che sono troppo monodimensionati. Ci sono dei ragazzi che hanno sicuramente tecnica, capacità, ma mi sembra che i talent non aiutino lo sviluppo della personalità e dell’originalità di un musicista. Preferisco il vecchio modo di farsi strada nel mondo delle sette notte: cantine, prove, locali.
Secondo lei in Italia esistono delle scene musicali propriamente dette?
Mah, credo sia più giusto parlare di singole realtà interessanti. Da noi mancano dei presupposti culturali forti per dar vita a delle scene come, per esempio, quelle rock che ci sono in Inghilterra o negli Stati Uniti.
In quasi 50 anni di carriera ha collaborato con moltissimi artisti. C’è qualcuno con il quale in futuro le piacerebbe lavorare?
Sì, certo! Uno è Jovanotti. Mi piace molto la sua musica.
Patty Pravo e Roma…
La Capitale non è più quel posto eccitante che era negli anni ’60 e ’70, questo penso sia evidente. Però continuo ad amare la sua infinità bellezza. E mi sono molto simpatici i suoi tassisti!
Come vede il suo futuro, anche al di fuori della musica?
Come l’ho sempre visto: un giorno dopo l’altro.








