Paulo Sousa in vetta

Quando a metà giugno il ds Pradè e la proprietà annunciarono l’arrivo in panchina di Paulo Sousa, furono molti i tifosi della Fiorentina che storsero il naso. Colpa del passato da calciatore nelle file della odiata Juventus e complici, ovviamente, gli ottimi risultati ottenuti dal suo predecessore Montella.

Invece, dopo neanche quattro mesi, il tecnico di Viseu, 45 anni e uno “stile” e un’eloquenza da intellettuale del calcio, sembra aver conquistato l’amore incondizionato di una piazza difficile come quella di Firenze, venendo quotidianamente chiamato in causa da illustri colleghi di mezza Europa come esempio di bravo allenatore. Lui, neanche a dirlo, mantiene un profilo molto controllato, predicando calma e spronando i suoi ragazzi a continuare sulla strada che ha portato la Viola in vetta alla serie A.

Niente di strano, d’altronde: da quando ha scelto di diventare allenatore, infatti, Paulo Sousa ha fatto del duro lavoro quotidiano una delle sue doti più spiccate. Inoltre, cosa piuttosto inusuale in questi tempi di debutti “eccellenti” e forse affrettati su importanti panchine italiane e non, ha costruito la sua carriera con pazienza e umiltà, andandosene in giro per mezza Europa a farsi le ossa: dopo tre anni di Championship inglese, alla guida di Queens Park Rangers, Swansea e Leicester City, ha infatti optato per vetrine calcistiche meno in vista, allenando gli ungheresi del Videoton, gli israeliani del Maccabi Tel Aviv, fino ad arrivare la scorsa stagione a Basilea, dove ha vinto il campionato e ben figurato in Champions.

Queste esperienze sono state fondamentali soprattutto perché – come non ha mancato di sottolineare il grande Mourinho qualche giorno fa – gli hanno permesso di perfezionare il suo metodo di lavoro lontano dai riflettori. La Fiorentina di oggi, tutta pressing, ripartenze e un gioco offensivo molto proficuo, è una squadra forte, che riesce ad adattare al meglio il proprio schema a quello dell’avversario (come ha dimostrato la lezione di calcio inflitta all’Inter a San Siro) e che, soprattutto, valorizza al meglio il potenziale di tutti gli attaccanti a disposizione.

Basti pensare alla vena realizzativa di Kalinic, ai gol decisivi di Babacar, alla definitiva maturazione di Bernardeschi e al rientro positivo di Giuseppe Rossi. Ma il merito di Paulo Sousa è stato anche quello di aver rivitalizzato giocatori di talento come Borja Valero e Ilicic, ormai perni inamovibili nello scacchiere viola, di scommettere sul recupero di un centrocampista di levatura internazionale come Blaszczykowski e di puntare su elementi poco appariscenti ma di gran rendimento come Badelj, Vecino e Verdù.

Certo, alla fine del campionato manca ancora molto, ma, con un maestro d’orchestra così bravo, per la Firenze calcistica provare sognare è un obbligo.

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