Proietti: tutto sommato qualcosa mi ricordo

Alla presentazione della sua autobiografia “Tutto sommato, qualcosa mi ricordo” (Rizzoli, pp. 240), abbiamo incontrato Gigi Proietti.

Maestro, un’autobiografia come un approdo necessario?

No, un’autobiografia perché io amo il racconto. E credo che oggi sia molto importante raccontare. Soprattutto ai più giovani. Per il resto, mi sento sempre più coinvolto dal mio lavoro.

Dunque, un libro per se stesso e per gli altri.

Senza dubbio. Anche perché io credo di non conoscere il presente, ma so quant’è importante conoscere il passato.

Oltre cinquant’anni di carriera. C’è tutto Proietti in queste pagine?

Lo spero. Di sicuro ci sono le tappe fondamentali dell’uomo e dell’attore. E gli innumerevoli incontri che ho fatto in questo cammino.

Qualcuno in particolare?

Fellini, l’uomo più affascinante che io abbia conosciuto. Roberto Lerici, naturalmente. Carmelo Bene, un genio.

C’è molto della sua città, di quello che le ha dato?

Roma… E come potrebbe essere altrimenti? Spero, soprattutto, di essere riuscito a gettar luce su alcuni periodi storici che si sono vissuti nella Capitale, tipo gli anni ’50, che di solito vengono lasciati in ombra.

Il futuro del teatro?

Come ieri, la passione di chi lo vorrà fare.

 

Vuoi far leggere questo contenuto ai tuoi contatti? Condividilo ora.
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on TumblrEmail this to someone

Lascia un commento