Extended version dell’intervista uscita su “Metro” del 16 febbraio 2016
Lo spettacolo “Gaber, io e le cose”, arriva al Piccolo Eliseo dal 17 al 21 e, con l’occasione, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con la sua autrice e protagonista Maria Laura Baccarini. La versatile artista romana sarà accompagnata in scena dal grande violinista jazz Régis Huby.
Gaber, ovvero un universo artistico. Qual è l’aspetto della sua produzione che la affascina di più?
Il percorso insieme a Sandro Luporini. Insieme hanno attraversato musica, teatro e televisione mantenendo indipendenza di pensiero e analizzando con poesia e ironia l’essere umano. Gaber era straordinario nell’analizzare l’essere umano, la sua profondità e soprattutto la sua fragilità. Ecco perché risulta sempre sorprendente e ironico, anche (e forse soprattutto) quando parla delle piccole cose.
Il suo spettacolo è da considerarsi un omaggio tout court o dice qualcosa di nuovo sul personaggio?
Per me è stato soprattutto un discorso personale, un modo di celebrare questo straordinario poeta contemporaneo. Se dovessi dire qual è l’aspetto di Gaber sul quale ho cercato di indagare di più, direi che ho provato a celebrare il poeta amoroso e spietato dell’animo umano.
Crede che ci siano nuovi Gaber in giro?
Difficile, anche perché ci vorrebbero produttori all’altezza come Paolo Grassi e non ce ne sono. E oggi è sempre più difficile trovare qualcuno che investa soldi, tempo e passione in un qualcuno.
Lei è un’artista molto eclettica. In futuro proverà ancora nuove cose?
Sono per natura una sperimentatrice, una che si lascia prendere. Dunque credo proprio che non mi stancherò mai di provare a rinnovarmi. Ho accumulato diverse esperienze personali nella mia vita e magari mi sarei potuta fermare o accontentare. Invece credo sia un bene sentirsi talvolta anche fragili e insicuri come capita di fronte alle cose nuove. Penso sia un fattore di crescita imprescindibile per chi vuole davvero migliorare.








