“La Traviata” in intimità: la nuova sfida del maestro Pingitore

Solita extended version di un’intervista a Pier Francesco Pingitore uscita lunedì 18 aprile 2016 su “Metro”.

Maestro riconosciuto della comicità e del cabaret, dal 20 aprile al 31 maggio Pier Francesco Pingitore arriva sul palco del Salone Margherita con  una nuova, ambiziosa sfida: dirigere “La Traviata”.

Come nasce l’idea di cimentarsi in ambito lirico?

Dopo il successo ottenuto lo scorso anno a Chieti con “Il Barbiere di Siviglia” e, soprattutto, nella convinzione che un vero uomo di spettacolo debba saper fare tutto. Inoltre, sono sempre stato un grande appassionato di opera e in particolar modo di quest’opera di Verdi, la cui carica romantica continua ad affascinare il mondo intero. Dirigerla, era una sfida che volevo assolutamente provare.

Portare il capolavoro del compositore di Le Roncole in un contesto inusuale come quello del Salone Margherita le ha posto problemi di messa in scena particolari?

Ho cercato di sfruttare le caratteristiche di grande intimità del luogo per dare alla regia un tocco personale, introducendo più scene recitate in modo da esaltare l'”irruzione” della musica con tutta la sua potenza espressiva. Inoltre ho lavorato molto sulle parti di balletto e ho decisamente irrobustito il finale, cercando di sottolineare il profondo contrasto fra l’allegria sfrenata del carnevale e la morte di Violetta. In ogni caso, sono dell’idea che i grandi capolavori come “La Traviata” possano essere rappresentati dovunque e che, anzi, un contesto più raccolto favorisca probabilmente la partecipazione emotiva del pubblico. Considero questa mia versione un partecipato tributo all’autore.

Pensa dunque che allestire classici come questo in contesti differenti rispetto a quelli a cui si è tradizionalmente abituati possa aiutare la diffusione popolare del genere?

Senza alcun dubbio. Pensi anche al discorso strettamente legato ai costi, che in luoghi più piccoli rispetto ai teatri dell’Opera si riducono. Ma anche al maggior numero di posti accessibili a disposizione, che permettono anche a coloro che normalmente non sono disposti ad investire certe cifre per vedere l’opera di tentare. E comunque, al di là del posto che si sceglie, la cosa fondamentale è che chi si trova a lavorare in questo ambito dimostri professionalità e rispetto nei confronti di quello che sta facendo.

Come si è rapportato, lei che è un’autorità assoluta della comicità, all’umore tragico che permea il lavoro di Verdi?

Badando all’essenzialità, che è una componente fondamentale tanto nel comico quanto nel tragico. E poi non bisogna dimenticare che io già avuto modo di manifestare la mia vena “seria” con la trilogia dedicata a Mussolini conclusasi lo scorso anno con “Scacco al Duce”.

Secondo lei c’è ancora spazio per una storia struggente come quella di Alfredo e Violetta?

Credo che la sublimazione dell’amore, pur nella sua pericolosità, sia eterna. Per cui, dico sì.

 

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