Giovanni De Carolis: un campione dentro e fuori il ring

“Perdonami, Domenico, ma fare il papà è più difficile del mondiale!”

E se a dirlo in un sms è l’unico campione mondiale in carica del boxing professionistico italiano, Giovanni De Carolis, allora c’è da crederci!

Ho provato a contattare telefonicamente il bravo pugile romano per la nostra seconda intervista (la prima era seguita alla conquista dell’iride contro Vincent Feigenbutz ), ma stava “combattendo” con degli avversari particolarmente resistenti -i suoi due bambini, che stava cercando di far mangiare- e così siamo stati costretti a scambiarci domande e risposte su w.a. (una novità assoluta per me)

Un bellissimo quadretto familiare, dunque, che ci restituisce l’immagine di uno sportivo che sa farsi apprezzare anche fuori dalle dodici corde e che meriterebbe una maggiore considerazione da parte dei media italiani.  Sabato scorso, a Berlino, è riuscito a respingere (seppur con un pari) gli attacchi del padrone di casa Tyron Zeuge, riportando al di qua delle Alpi una corona che è un patrimonio fondamentale per il claudicante mondo della boxe nostrana.

Speriamo che la sua bravura sul quadrato e la sua rettitudine possano essere presto apprezzate da un pubblico sempre più vasto.

E adesso l’extended version della nostra chiacchierata per “Metro”.

Buona lettura.

 

Sabato scorso a Berlino, con una prestazione maiuscola, il pugile romano Giovanni De Carolis ha conservato il titolo WBA dei supermedi pareggiando contro l’idolo di casa Tyron Zeuge. Lo abbiamo sentito poco prima delle meritate vacanze.

Ha avuto paura alla lettura del verdetto?

Un po’ sì, dati i precedenti. Comunque, anche se avevo vinto, l’importante è stato riportare in Italia la cintura. Certo, se non mi fossi aggiudicato chiaramente le ultime due riprese, ora staremmo parlando in modo assai diverso, ma va bene così.

Qual è stata la chiave tattica del match?

Attaccarlo. Lui è un ottimo tecnico, molto sgusciante, ma io, grazie anche all’esperienza, sono riuscito a braccarlo per dodici round. Mi ha aiutato molto anche una maggiore prestanza fisica.

Più complicato questo incontro o quello con Feigenbutz quando ha conquistato il mondiale?

Questo, perché Zeuge è più completo rispetto a Feigenbutz che è un picchiatore ma ha meno fantasia. Il berlinese sa variare molto di più i colpi e credo sia tra i migliori prospetti del boxing internazionale.

Per contratto, dovrà tornare in Germania. Ha già idea di chi sarà il suo prossimo avversario?

Sauderland (l’organizzatore del match) vuole allestire una rivincita con Zeuge. Io non ho problemi, tanto so che comunque dovrò dare il massimo se vorrò riportare a casa la cintura.

Ha dichiarato che il suo sogno sarebbe una difesa del titolo a Roma. Si è mosso qualcosa in questo senso?

Non ancora. Però spero che prima o poi qualcuno mi permetterà di essere protagonista nella mia città.

I professionisti alle prossime Olimpiadi di Rio: cosa ne pensa?

Più che interessarmi alla questione se sia giusto o sbagliato che i professionisti partecipino ad una rassegna di questo tipo, faccio un tifo sfegatato per i ragazzi che andranno. Hanno sicuramente fatto un grande percorso e dei grandi sacrifici per arrivarci e, dunque, vanno sostenuti con tutta l’energia possibile. Se qualcuno di loro dovesse centrare un bel risultato, sarebbe un toccasana per tutto il nostro movimento.

Qual è il segreto della sua crescita atletica e psicologica di questi ultimi due anni?

Semplice: il lavoro, il duro lavoro di ogni giorno. E la dedizione con la quale tutti i componenti del mio team mi hanno assistito. Ma posso e devo fare ancora meglio. Io credo ci siano ancora ampi margini di crescita per la mia boxe e m’impegnerò con tutte le mie forze per alzare sempre più l’asticella.

Come farà il pugilato italiano ad invertire il (diciamocelo) disastroso trend in cui sembra stagnare ultimamente?

Io credo ci voglia soprattutto una migliore promozione. Da noi ci sono ottimi elementi che dovrebbero avere migliori possibilità e una ben diversa visibilità. Credo sia molto importante che si sviluppi un aspetto di imprenditoria pugilistica prima di qualsiasi altra cosa. Quello che è riuscita a fare la Germania, per esempio, è il risultato di tutta una serie di sforzi calibrati in questo senso per anni. E lo stesso vale anche per l’Inghilterra. Perché noi non ce la dovremmo fare?

C’è un match che sogna di fare?

Un mondiale a Roma è sicuramente in cima alla lista dei miei desideri. Ma mi piacerebbe anche battermi per qualche cosa di importante negli Stati Uniti, magari a Las Vegas o addirittura al Madison Square Garden. Sarebbe un sogno, mi sentirei “da leggenda”!. E per realizzarlo sono disposto a fare tutto ciò che sarà nelle mie possibilità

 

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