Giobbe Covatta, insieme a Enzo Iacchetti, forma la simpatica coppia di “picchiatelli” in libertà diretta da Gioele Dix in “Matti da slegare”, che è stato in scena fino al 5 marzo al teatro Vittoria. Ci ha parlato un po’ dello spettacolo.
Come si approccia comicamente un argomento delicato come la malattia mentale?
Io credo che se un argomento non è delicato, non sia neanche il caso che la comicità lo affronti. A teatro, e non solo in questo contesto, bisogna parlare di fatti interessanti, di fatti importanti. Non devono esserci dei tabù nel nostro mestiere, bisogna soltanto stare attenti a non confondere l’ironia con la farsa quando si parla di certe cose. Per il resto, credo sia giusto ridere di tutto, altrimenti ci si troverebbe di fronte a delle limitazioni di espressione senza senso.
L’amore e l’arte che salvano i due protagonisti della pièce sono gli unici strumenti di salvezza da certe difficoltà della vita?
No, sono di sicuro due grandi possibilità, ma non le sole. Per questo spettacolo sono risultate funzionali, ma non sono le uniche due strade praticabili per chi si trova in una determinata situazione di disagio. In ogni società, di ogni tempo e luogo, esistono, per il fatto stesso di essere aggregazioni di singoli individui che devono vivere insieme, dei rimedi utili a migliorare la vita di una persona. Bisogna crederci, avere una coscienza davvero sociale. Ed agire quando serve.
Si trova bene sulla scena con Enzo Iacchetti?
Certo, siamo amici da tantissimi anni, dal 1980 per la precisione, e non c’è mai stato nessun tipo di problema tra noi, né sul piano lavorativo, né su quello personale. Siamo una coppia affiatata. E ci troviamo molto bene anche con gli altri interpreti di “Matti da slegare”, oltre che con Gioele.
Considera la sua comicità sempre molto impegnata una sua naturale vocazione?
No, io considero la comicità come un privilegio che ho avuto in dono dalla sorte. Diciamo che nella mia vita e nel mio lavoro sono passato attraverso molte esperienze importanti dal punto di vista umano e ho cercato di restituirle al pubblico con un sorriso. Spero di esserci riuscito.








