Una Monica Guerritore ispirata alla prova Woody Allen

 

 

Un caposaldo della moderna comicità per ridere di gusto e riflettere sulla crisi della coppia moderna.

C’è tempo fino al 17 dicembre, al Quirino, per “Mariti e mogli”, adattato, diretto e interpretato da Monica Guerritore, che ci ha parlato un po’ dello spettacolo.

Qual è stato il lavoro drammaturgico che ha fatto sulla storia originale?

Innanzitutto ho condensato le vicende in un solo giorno, seguendo la regola dell’unità spazio-temporale che continuo a ritenere fondamentale nel teatro. E poi ho ottenuto di poter ambientare le vicende in una sala da ballo, un luogo perfetto per lo sviluppo scenico del plot che caratterizza il film.

È rimasta fedele allo spirito dissacratore di Woody Allen?

Certo, anche laddove sono intervenuta con testi miei o di altri autori. E poi i dialoghi di Allen sono eccezionali, vincenti. Non si può proprio pensare di cambiarli.

L’avventura extra-coniugale può davvero essere un’ancora di salvezza per una coppia in crisi?

Se chi tradisce cova dentro di sé la speranza di farsi scoprire per poi essere riaccolto, magari rinnovato nello spirito e nel desiderio, forse sì. Potrebbe essere un “disegno”, qualcosa di accettabile. L’importante, però, è che finisca in un abbraccio, in una vera riconciliazione d’amore.

L’interpretazione di Judy Davis è stato un punto di riferimento nella sua costruzione del personaggio o no?

No, altrimenti mi sarei sentita come se fossi rimasto a un livello di mera caricatura. Si può dire che il film non l’abbia quasi visto e che sia, nello stesso tempo, così perfetto nella sua struttura narrativa, da lasciarsi interpretare quasi da sé.

Si è trovata bene sulla scena con l’altra protagonista, Francesca Reggiani?

Lei è semplicemente fantastica. Quando esce dal ruolo di imitatrice, Francesca, oltre ad essere una grande attrice, ha una perfetta naturalezza borghese che le permette di entrare subito in una parte come questa e di creare d’acchito una forte empatia con il pubblico.

Le piacerebbe un giorno cimentarsi anche nella regia di un film?

Moltissimo, ma in Italia per noi donne riesce ancora particolarmente difficile trovare gli spazi adeguati, perché non è facile maturare una credibilità presso i produttori. Rimane ancora fondamentale il canale dell’”amicizia” per poter sperare di far qualcosa.

Dopo oltre 40 anni sulle scene, cosa cerca ancora dal teatro?

Il racconto degli esseri umani, che non finisce mai.

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