Boxe e vita: a 80 anni, Nino Benvenuti torna a raccontarsi

Alla presentazione romana della sua nuova autobiografia, “L’orizzonte degli eventi” (CAIRO EDITORE), abbiamo incontrato la leggenda del pugilato italiano Nino Benvenuti, che il prossimo 26 aprile compirà 80 anni.
Che cosa aggiunge questo libro a quello che è stato già raccontato in “Il mondo in pugno”?
Ho avuto una vita lunga e piena di accadimenti, che in queste pagine affronto tenendo d’occhio molto di più l’aspetto umano che quello sportivo. Sono contento di poter condividere certe cose con gli altri e di sottopormi al loro giudizio anche come persona, oltre che come atleta.
Una volta scesi dal ring, è davvero così difficile provare a vivere una vita normale?
No, perché l’allenamento che la boxe dà, intriso di disciplina e forti motivazioni, aiuta a non allontanarsi dalla giusta via, se uno ci crede come ci ho sempre creduto io. Bisogna però essere rigorosi e non deragliare dal proprio percorso umano, un percorso che io credo sia assolutamente preordinato dall’alto.
Pensa mai a quale lavoro avrebbe fatto se non fosse diventato pugile?
Probabilmente il pescivendolo, come i miei. Non mi sarebbe dispiaciuto neanche fare d’attore comico (spesso mi dicono che sono molto ironico), anche se per fare questo mestiere ci vuole una vocazione importante. Un po’ quello che accade anche con il pugilato, in fondo. Ci sono tanti uomini che nel corso della loro vita hanno provato a praticare questo sport e a farne un lavoro. Il fatto che, proporzionalmente, in pochi ci siano riusciti, la dice lunga sulle difficoltà che lo sostanziano.
Secondo lei, esiste un modo per far uscire il pugilato italiano dalla crisi in cui versa?
Non so, è sempre più difficile ricreare delle situazioni strutturali e trovare persone adatte per poter pensare ad una rinascita. Non sono molto fiducioso, comunque. Da anni si sta cercando di individuare una strada percorribile, ma non basta immaginare delle soluzioni, è davvero necessario sedersi intorno ad un tavolo ed essere concreti. E questo mi sembra lo scoglio più difficile da superare, francamente.

 

Il più grande uomo di boxe che ha conosciuto?

Non ho dubbi, Ray Sugar Robinson! Non soltanto come pugile, ma anche come personaggio.

 

C’è un avversario che avrebbe tanto desiderato sfidare nel corso della sua carriera e che invece, vuoi per motivi cronologici, vuoi per altri tipi di impedimenti non è riuscito ad incrociare?

Certo, ancora Ray Sugar Robinson. Penso che sarebbe stato un bell’incontro, avrei sicuramente perso ma ne sarebbe valso la pena, avrei affrontato il migliore.

 

Se ne deduce che considera il fuoriclasse americano anche il miglior peso medio di ogni tempo…

Naturalmente, e anche il miglior pugile pound for pound.

 

Dei boxeur che calcano i ring oggi le piace qualcuno in particolare?

Non seguo più il pugilato, ormai sono completamente fuori dal giro. Non saprei proprio chi indicare, sinceramente.

 

Questo vuol dire che lei fa parte di coloro che credono che i protagonisti della noble art del passato sia indubbiamente superiori a quelli oggi in attività?

Assolutamente no. Io sono invece convinto che chi si trova a combattere oggi, proprio per il fatto di avere a disposizione un patrimonio di esperienza importante come quello accumulato e messo a disposizione (tra insegnamenti, video, etc) dagli atleti più anziani, si trovi in una condizione privilegiata. Non bisogna essere “passatisti”, io non lo sono per nessuna cosa, guardo sempre avanti. E tra qualche giorno spegnerò la mia ottantesima candelina!

 

Nella sua straordinaria carriera da dilettante, ha perso soltanto un match (tra l’altro con verdetto scandaloso) in 121 esibizioni. Quale sensazione fu quella della prima sconfitta, se la ricorda?

Mah, fu un verdetto talmente sconcio che, al di là dell’irritazione per l’incongruità di giudizio, non riuscì neanche a ferirmi più di tanto. Io sono sempre stato per la giustizia, quindi quando ci si allontana da questo principio, per come la vedo io, non vale la pena neanche di star troppo lì a recriminare.

 

Vale lo stesso per la sconfitta mondiale in Corea contro Kim Soo-Kim?

Certo!

Il più grande pugile italiano di tutti i tempi?

Nino Benvenuti (ridendo, ndr)?

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