Milena Vukotic è Alexandra, una donna che non vuole arrendersi

Ogni volta che si interpreta un ruolo come questo, è come affrontare un viaggio straordinario che ti porta fuori di te, perché per farlo bene sono necessari un lavoro di ricerca e di trasformazione così lunghi e impegnativi da cambiarti, anzi, da reinventarti in modo sostanziale.”

Con queste parole Milena Vukotic ha descritto la sua Alexandra, splendida protagonista di “Un autunno di fuoco”, fino al 25 al Ghione.

La terza età della quale si parla nella pièce può davvero essere così esplosiva come la rende lei?

Certo, l’importante è non stancarsi di interrogare se stessi e crescere. Poi è necessario avere anche una predisposizione naturale a non lasciarsi mettere da parte da nessuna convenzione sociale e da nessuno.

È stato facile trovare la giusta alchimia con il suo partner Maximilian Nisi?

Assolutamente, era da tempo che desideravamo recitare insieme e quando mi ha proposto di affiancarlo in questo spettacolo bellissimo non ci ho pensato un attimo. Una volta che abbiamo cominciato a provare, tutto è venuto facile e spontaneo. Una gran cosa considerando che sul palco siamo solo io e lui.

Che importanza ha questa prova d’attore in una carriera di quasi 60 anni come la sua?

Credo che il fascino del mio lavoro risieda proprio nel fatto che ogni volta è come la prima, è sempre una specie di salto nel buio. E, alla fine, in qualche modo, si viene sempre ricompensati. Anche quando i risultati non sono all’altezza degli sforzi profusi.

Chi tra i grandi registi di teatro e cinema che l’hanno diretta considera il più importante?

Non ho molti dubbi: Giorgio Strehler. Sono affezionatissima anche a Federico Fellini, perché fu per recitare con lui che decisi di lasciare definitivamente Parigi e abbandonai lo studio professionale della danza a favore del mestiere di attrice.

A lei non è mai venuto in mente di passare dietro la telecamera o di firmare una regia teatrale?

Assolutamente no. Non so se è una questione di poco coraggio o altro, quello di cui sono sicura è che mi mancano proprio delle caratteristiche tipiche del regista. Ed è per questo che preferisco averne sempre uno “dietro”, che mi guidi e cerchi di tirare fuori il meglio di me.

Quanto è stato difficile conciliare la sua vita professionale con quella privata, in tutti questi anni?

Potrei dire che non è stato molto difficile, ma mentirei. In realtà, essendo io stata allevata in una famiglia dove l’arte era di casa, fin da quando ero molto piccola sono cresciuta con una grande passione per il mondo dello spettacolo. Ma se non avessi seguito una disciplina ferrea e non avessi fatto certe rinunce, non sarei mai riuscita a raggiungere i (spero buoni) risultati di questi decenni.

C’è qualcosa che, guardandosi indietro, proprio non rifarebbe?

Direi proprio di no. Da tutte le esperienze che ho accumulato, anche le meno felici, sono riuscita ad imparare  qualcosa o ho avuto una forma di compensazione per quello che è andato male. Il bilancio è assolutamente in attivo.

Vuoi far leggere questo contenuto ai tuoi contatti? Condividilo ora.
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on TumblrEmail this to someone

Lascia un commento