Flavio Bucci, uno spettacolo per raccontarsi come sempre senza paura

“Cosa è cambiato nel mondo dello spettacolo italiano negli ultimi anni? Non molto mi pare, il cinema e il teatro sono sempre quelli e assolvono alla loro funzione, che è di provare a raccontare la realtà, anche quando non lo fanno bene. Una cosa che dovrebbe cambiare, invece, è quella di riservare i primi posti dei teatri alle autorità. Di solito non sono interessati e quasi sempre non capiscono nulla. A che pro, dunque? Il teatro è per chi lo ama!”

È caustico e irriverente come sempre Flavio Bucci, da domani fino al 20 protagonista al Belli dell’autobiografico “E pensare che ero partito così bene…”, diretto da Marco Mattolini.

Quando e come è nata l’esigenza di questo spettacolo?

Beh, innanzitutto dalla constatazione di essere ancora vivo dopo tutto quello che ho passato! È bellissimo poter raccontare quello che ho fatto e dei molti grandi artisti con i quali ho potuto lavorare.

Ha una struttura fissa o può variare di sera in sera?

Tendenzialmente è fissa, però se dal pubblico arriva qualche suggestione particolare mentre vado avanti… Il teatro è anche un gioco, anzi, è soprattutto questo. Un gioco tra bambini. Che sono gli attori e il loro pubblico.

Qual è il periodo della sua carriera sul quale si sofferma di più?

Ho cercato di abbracciarla tutta, ormai è lunga quasi 50 anni e non è stato facile. Ci sono certamente tutti i momenti salienti, come i grandi successi a teatro degli anni Settanta, l’interpretazione di Ligabue o il ruolo di Don Bastiano ne “Il Marchese del Grillo”. Come ci sono, dicevo prima, tutti i grandi compagni di avventura di questo mezzo secolo, dal mio maestro Elio Petri al mio grande amico Ugo Tognazzi.

Dal titolo, sembrerebbe che, in tutto questo tempo, qualcosa non sia andata per il verso giusto. È così?

No, francamente sono riuscito a fare più o meno tutto quello che volevo. L’importante è, mi ripeto ancora una volta,  rimanere bambini dentro per sperare di fare qualcosa di nuova, per avere soprattutto desiderio di volerla fare. Il vero attore è questo.

C’è un personaggio che ha interpretato che ha sentito più suo di altri?

Sì, il protagonista di “Le memorie di un pazzo di Gogol”. L’ho portato in scena tante volte e l’ho sempre molto vicino a me.

Da quale regista le piacerebbe ricevere una chiamata, oggi?

Nessun dubbio, Martin Scorsese. Ha per caso modo di mettermici in contatto?

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