Ci sono personaggi famosi, diciamocelo francamente, un pochettino scontrosi nelle interviste. Le cause di certi atteggiamenti, va da sé, possono essere comprensibili, ma per chi si sta cimentando dall’altra “parte” i problemi possono essere notevoli.
Ce ne sono altri, invece, non solo perfettamente a proprio agio, ma anche molto disponibili e simpatici. È il caso di Elena Sofia Ricci, con la quale ho avuto modo di scambiare quattro chiacchiere in totale rilassatezza per “Metro” proprio il giorno del suo compleanno. Questa è l’extended version dell’intervista. Buona lettura.
Dopo il ritorno sulle scene di pochi anni fa, Elena Sofia Ricci si lancia in nuova appassionate sfida: la regia. E lo fa con Mammamiabella!, uno spettacolo sulle paure e sulle speranze di chi si appresta a diventare madre, in scena al Teatro Ambra Garbatella fino al 2 aprile.
Come è stato debuttare da regista?
Dura, anche perché fino a poco tempo fa non avevo nessuna intenzione di farlo. Poi mi sono fatta convincere da Valentina Olla e Sabrina Pellegrino (rispettivamente soggettista e autrice dell’opera, oltre che interpreti. Ndr) e tutto è filato liscio. Sono una persona molto esigente e, in questa nuova avventura, mi sono scoperta ancor più rigorosa nella prassi di lavoro, curando i dettagli in modo preciso per ogni singola scena.
Si è ispirata a qualcuno in particolare?
Ho lavorato con molti bravi registi nel corso della mia carriera. Gli insegnamenti dei quali ho fatto più tesoro sono stati sicuramente quelli di Armando Pugliese, che mi ha dato molto in termini di rigore artistico.
La sua lunga lontananza dal teatro è stata una scelta o una semplice casualità?
Un po’ tutte e due le cose. Mi piace molto cambiare e sono stata coinvolta in tanti bei progetti cinematografici e televisivi. Inoltre, la nascita di mia figlia Maria ha ovviamente molto inciso sui miei impegni di lavoro. Ma avevo un gran desiderio di tornare al mio primo amore e di cimentarmi in qualche impresa stimolante, come per esempio I Blues di Tennessee Williams che ho portato in scena lo scorso anno alla Sala Umberto.
Mammamiabella! è da considerare solo un omaggio alle donne che si apprestano a partorire?
No, vuole essere una riflessione divertita sulla maternità, ma anche una commedia sull’umanità in generale. È piena di personaggi tipici, ci sono tanti colori, tanto movimento. È uno spettacolo per tutti, insomma, dalle mamme ai bambini. Io per esempio ho portato a vederlo mia figlia Maria che si è molto divertita.
Lei è per la famiglia tradizionale?
Qualche anno fa ero sicuramente più “tradizionalista”, oggi invece penso che l’unica cosa veramente necessaria in una famiglia sia l’amore. Tra l’altro mi piacerebbe che si potesse ricorrere molto più spesso all’adozione. Ci sono tanti bambini che meriterebbero un futuro migliore.
Qual è il messaggio che vuol far passare con questo lavoro?
Che la vita, in fin dei conti, è una gran bella cosa. Una cosa che non mi stancherò mai di ripetere.
Quali sono i suoi progetti futuri?
Sicuramente la nuova stagione della serie “Che Dio ci aiuti”, che speriamo replichi i grandi successi degli ultimi due anni.








