Dal 7 al 19 all’Olimpico, Giuseppe Verzicco sarà l’indimenticabile Tony Manero nel musical “La febbre del sabato sera”, diretto da Claudio Insegno.
Dopo “Grease”, un altro dei ruoli che ha reso celebre John Travolta. Si sta un po’ identificando nel grande attore americano?
Mi piacerebbe, anche se, ovviamente, non è facile. Lui ha segnato un’epoca, è un mostro sacro. Sarebbe una gran cosa riuscire ad ammaliare il pubblico come ha saputo fare lui nel film.
Quale dei due ruoli ha trovato più difficile e quale più soddisfacente?
Questo, nessun dubbio. Ti permette di esprimere una gamma di emozioni più complessa e ti costringe ad essere concentrato su te stesso per tutte le due ore e un quarto che dura lo spettacolo.
Ci sono differenze strutturali importanti tra il film e il musical diretto da Insegno?
Claudio ha cercato di alleggerire la materia di partenza della pellicola (dove si trattano temi scottanti come i conflitti razziali, la violenza, la povertà), evidenziando gli aspetti più comici e leggeri. Inoltre, ha lasciato a tutto il cast una grande libertà di lavorare sulla propria parte, quindi ognuno di noi ha potuto appropriarsi e “disegnare” con grande facilità il proprio personaggio
Ha avuto difficoltà particolari nel riproporre in scena i leggendari passi di danza di Tony Manero?
Io nasco come ballerino, ma mi sono comunque dovuto impegnare al massimo delle mie possibilità, soprattutto per riproporre certe gestualità o il suo modo di camminare. E poi ho dovuto prestare una particolare attenzione anche nel riproporre credibilmente il suo stile, il suo modo di vestirsi o di stare sotto i riflettori nelle sale da ballo. No, decisamente non è stato facile.
A distanza di quaranta anni esatti dalla sua comparsa, un personaggio come lui può considerarsi ancora attuale?
In un certo modo, credo di sì. Mi piace vederlo come l’underdog che in qualche modo ce la fa, una figura sempre in auge, no? E poi mi fa pensare a chi, con impegno e sacrifici, affronta una lunga gavetta per arrivare. Come ho fatto io nel mio piccolo, partendomene dalla Puglia per andare a Milano con una valigia di sogni, tanta determinazione e nessuna “corsia preferenziale” nella vita.
Come colloca questo lavoro all’interno della sua carriera?
Come una delle prove più ardue e soddisfacenti. Spero sia un punto di partenza per nuove esperienze anche in altri ambiti come il cinema o la televisione. Mi piacerebbe molto lavorare in un film, magari proprio in un film musicale, che è un genere non sempre sulla cresta dell’onda, ma che ancora oggi è in grado di ritagliarsi una sua nicchia. A tal proposito, mi ha fatto molto piacere il successo che sta riscuotendo al botteghino e tra i critici “La la Land” (diretto da Damien Chazell e interpretato dalla splendida coppia Ryan Gosling-Emma Stone, ndr)
Un’ultima curiosità: ha avuto problemi in scena per creare il giusto feeling con la Stephanie Mangano del musical, Anna Foria?
Assolutamente nessuno! Conosco Anna da oltre sei anni e abbiamo già lavorato insieme in altre importanti produzioni, dunque trovare il feeling giusto sul palco è stato facilissimo, anzi credo che mi abbia aiutato molto poter lavorare con un’amica, oltre che con una gran professionista. Più in generale, comunque, c’è stato un ottimo clima durante le prove. Un po’ per merito di Claudio Insegno, un po’ perché il 40% del cast è composto da amici che si frequentano nella vita di tutti i giorni.








