GOLOVKIN-ALVAREZ: TUTTO DA RIFARE NEL RIMPIANTO

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=WMPKCZ0OMLQ

 

Premessa, fondamentale: dopo lo spettacolo pilotato Mayweather-McGregor, la grande boxe, con questo Golovkin-Alvarez, ha recuperato in genuina credibilità: sul quadrato, infatti, si sono visti due atleti seri, impegnati in un combattimento vero, portato avanti con il massimo impegno e al massimo delle proprie possibilità, senza cedere di un passo di fronte alla veemenza dei reciproci assalti.

Purtroppo, come spesso accade, uno dei giudici, la sciagurata Adalaide Byrd, ha seriamente rischiato di comprometterne il senso e la dignità con un incredibile 118-110, che, emesso da una persona accreditata di oltre 140 giudizi “mondiali”, lascia spazio a due sole considerazioni: la prima, la più ovvia, la signora deve assolutamente cambiare mestiere! Senza sessismi d’accatto, può forse giudicare un campionato del mondo di uncinetto o di lotta nel fango, ma di pugilato no, proprio no. Il suo cartellino è semplicemente deprimente; la seconda -e non ci voglio neanche pensare- è un dubbio un po’ maligno: la Byrd è stata forse “blandita” da qualcuno? O magari, chissà, deve essersi innamorata del peleador messicano e ha perso completamente la bussola alla fine di molti round. Rimarrà, purtroppo, un mistero.

Detto questo, il 114 a 114 del signor Trella (tra l’altro il meno esperto in fatto di “mondiali” nella terna dei giudici) ha secondo me voluto premiare il valore di entrambi i pugili ed è uno score, che, per quanto abbia potuto lasciare l’amaro in bocca  ad entrambi i contendenti, rimanda ad una doverosa rivincita che, si spera, chiarirà chi è più forte tra Triple G e Canelo: dopo aver visto il match, infatti, la considerazione più importante è che, per quanto si vogliano andare ad accentuare certe sfumature, la contesa non ha espresso una superiorità manifesta. Golovkin è stato forse più continuo e, se si dovesse giudicare un match solo sulla base della continuità e dell’iniziativa, risulterebbe da preferire; ma è anche vero, e difficilmente dubitabile, che i migliori colpi nelle dodici riprese li ha portati Alvarez.

Chi ha vinto davvero, allora?

Io credo che, nel compilare il cartellino di un incontro, si sia ingiustamente perso la nozione di parità, di quel 10 a 10 che, in alcuni round di questa battaglia, ci sarebbe stato molto, molto bene e, forse, avrebbe potuto consegnare la vittoria a Golovkin di strettissima misura. A tal proposito, credo sia necessario porsi una domanda: quando il giudizio di un avvenimento sportivo è affidato al solo occhio umano e non tiene presente la rilevazione dei colpi portati (218 a 169 per Golovkin, ma, come si è detto, con una maggiore precisione per Alvarez), il fatto di voler necessariamente trovare il vincitore di una ripresa può creare un vincitore e un perdente su una base di considerazione assolutamente discutibile? Sì, la risposta è sì. Tenendo presente che questo match è stato uno dei più attesi della stagione, tenendo in considerazione che ha generato interessi mediatici ed economici eccezionali e tenendo presente che tra gli addetti ai lavori ha fatto tornare in mente le grandi sfide iridate tra i medi del passato, il fatto che un risultato da ascrivere alla storia sia dettato non da una rilevazione completamente empirica ma da una opinione fallibile, rischia di far perdere valore e credibilità al pugilato. E questo non dovrebbe accadere. Dunque, va bene la difficoltà di giudizio, ma qualcosa per aiutare chi siede a bordo ring forse bisognerebbe immaginarla. Un rilevatore molto efficace dei colpi alla figura? Qualcosa di simile alle odiate macchinette dei dilettanti d’epoca? La possibilità di poter usufruire di una moviola sulla scrivania prima di vergare sul cartellino i fatidici 10 e 9? Non so. So però che un match di questo tipo, senza adeguati aiuti da parte di una qualche tecnologia, rischia di emettere un verdetto che scontenta tutti e che non chiarisce nulla. Ha ragione Golovkin a lamentarsi, perché per intensità e iniziativa aveva prevalso; ha ragione Alvarez a lamentarsi, perché i migliori colpi nei 36 minuti sono stati i suoi. Fortuna ha voluto che il pari non abbia macchiato il record dei due pugili, che ci auguriamo possano ritrovarsi molto presto tra le corde per risolvere la disputa. E staremo a vedere.

Da sottolineare, comunque, la prova di entrambi: triple G ha di sicuro affrontato l’avversario più duro in carriera ed è stato bravo a sopperire ad una certa inferiorità tecnica, con dinamismo e resistenza encomiabili (in particolar modo alla nona, dove non si è disunito ed ha assorbito un colpo di incontro che avrebbe spedito sulla stuoia molti suoi colleghi). Canelo, dal canto suo, ha dimostrato di poter essere il miglior peso medio del mondo e di essere uno dei più grandi pugili pound for pound, anche se, in un eventuale rematch, dovrebbe a mio avviso gigioneggiare meno sulle corde e a provare qualche combinazione in più. In queste dodici riprese, se avesse osato qualcosina di più invece di torcersi spesso come un serpente, probabilmente avrebbe portato a casa le corone.

Io credo che, a mente fredda e riguardando l’incontro, potrà ammetterlo a se stesso anche lui.

Non resta quindi che attendere il nuovo scontro, nella consapevolezza, come si diceva all’inizio, di aver visto una bella dimostrazione di nobile arte e classe.

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