Fino al 12 febbraio al Piccolo Eliseo, è il protagonista di “Lacci”, un intenso spettacolo sulla disgregazione del nucleo familiare. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Silvio Orlando.
Perché, dopo “La scuola”, ha scelto ancora un testo di Starnone?
Perché i suoi libri hanno la magia di catturare sempre temi fondamentali del viver civile. È un grande autore, un autore politico. E ritengo che le sue opere siano necessarie nel mondo in cui viviamo.
Chi è il personaggio che interpreta?
È un uomo come tanti, con il suo piccolo fascino e la sua vigliaccheria, ma, soprattutto, con la capacità di combinare disastri attraverso le sue scelte sbagliate. Scelte che, il più delle volte, sono dettate dall’ignavia.
In “Lacci” la famiglia come primo nucleo della società sembra messa a dura prova. È così?
Certo. Senza alcun intento sociologico, mi pare che, guardandosi intorno di questi tempi, ci si accorga di come tra le mura domestiche le cose funzionino sempre meno. Dietro molte facciate d’occasione, oggi, è facile aspettarsi una situazione “tellurica” tra moglie e marito.
E perché secondo lei?
Diversi motivi: il cambiamento dei rapporti di forza tra uomo e donna (con l’uomo che sembra mal digerire la sempre più consistente affermazione sociale e caratteriale della donna), la facilità con cui ci si annoia del quotidiano, la spinta divenuta irrefrenabile negli ultimi anni a provare qualcosa di nuovo a tutti i costi, anche senza reali prospettive di cambiamento. Quel “Finché morte non ci separi” ha ormai il senso di una condanna più che il coronamento di un progetto di vita a due. E poi c’è anche la fretta isterica -che non ha nulla a che fare con la velocità- a rendere le cose ancora più complicate.
Davvero le conseguenze dell’amore, parafrasando Sorrentino, sono così devastanti?
Del disamore più che dell’amore, direi. Comunque, sì. Quello che viene raccontato in questa storia è molto paradigmatico di quello che accade oggi. È per questo che io considero in qualche modo “obbligatorio” questo spettacolo.
Quale posto occupa “Lacci” nella sua carriera?
Posso dirle, innanzitutto, che dovunque lo stia portando sta riscuotendo un successo incredibile. È divenuto un vero e proprio best seller, se volessimo utilizzare una metafora editoriale. Io credo che piaccia così tanto perché parla di temi irrisolti e turbamenti che riguardano tante, tante persone. Insomma, è quel che si dice uno spettacolo utile. Ed è per tutti questi motivi che nella mia carriera occupa senz’altro un posto molto importante.
Un’ultima curiosità: è stato facile andare in scena con sua moglie (l’attrice Maria Laura Rondanini, ndr) con un’opera come questa?
Beh, al di là degli aspetti tematici di “Lacci”, non è mai molto facile lavorare con me, in qualsiasi spettacolo. Io, come capocomico, so essere davvero molto, molto esigente.








