La prima volta a teatro di Asia Argento è questione di Dna

“Sono tornata a recitare, e per di più a teatro invece che al cinema, perché questa pièce mi ha offerto una bellissima opportunità di mettermi in gioco. Un personaggio come Rosalind Franklin, la vera scopritrice del DNA, capita una volta nella vita!”

Con queste parole Asia Argento ci ha voluto presentare lo spettacolo “Rosalind Franklin. Il segreto della vita” che la vede protagonista dal 28 marzo al 16 aprile all’Eliseo.

Come ha preparato una parte così difficile?

Con il regista Filippo Dini abbiamo cominciato a lavorare già a metà dello scorso anno, discutendo del progetto. Con la compagnia poi abbiamo affrontato un lungo periodo di prove, che a volte sono durate anche 12 ore al giorno. E poi ho letto tantissimi libri in inglese per capire bene che donna fosse e per crearmi una conoscenza sul DNA.

Qual è l’aspetto della sua vicenda umana ad averla catturata di più?

Prima di imbarcarmi in questa avventura, non conoscevo Rosalind Franklin e devo dire che si è trattato di una scoperta davvero eccezionale per me. Di lei apprezzo senza dubbio la forza con la quale ha vissuto e ha tenuto duro in un ambiente difficile e maschilista come quello della scienza dei suoi anni. E poi, più in generale, ho amato la sua intransigenza, il suo essere contro qualsiasi convenzione sociale (in un’epoca in cui l’Inghilterra non era esattamente la “culla della libertà” per i costumi). E anche i suoi tanti difetti che la rendono un personaggio molto umano. Le sue continue collere, la sua fatica a portare avanti la sua vita di scienziato e di donna mi hanno davvero molto toccato. Credo di poter affermare senza paura di essere smentita che si tratti di una vera e propria icona del Novecento.

Quante Franklin ci sono ancora nel mondo?

Troppe, purtroppo. E non si parla solo di donne con la sua prodigiosa intelligenza, ma di persone che ogni giorno devono combattere contro tutto e tutti. La speranza, e non soltanto per quelle di talento, è che il loro operato possa ricevere il giusto apprezzamento mentre sono in questo mondo, non post mortem¸come purtroppo avviene spesso.

Ha avuto particolari difficoltà ad adattarsi alla recitazione teatrale?

È stata più che altro un’emozione enorme, fin dalla prima prova. Avendo sempre lavorato nel cinema, salire su un palco è stato un salto nel vuoto mi ha dato subito una grandissima energia. È anche vero, però, che ho avuto dalla mia il supporto di tutti i colleghi del cast e di Filippo Dini, un professionista di assoluto livello. E poi è stato molto importante anche aver avuto una “familiarità” indiretta con la scena grazie a mia madre.

 

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