Laura Morante, una locandiera che non si fa mettere i piedi in testa

Laura Morante, protagonista di “Locandiera B&B” all’Ambra Jovinelli fino al 5 marzo, ci ha parlato del suo spettacolo, tra i più attesi nella programmazione 2016-2017 dello stabile di via Pepe.

Che Locandiera è la sua Mira?

È una donna che, partita da una situazione di difficoltà e in un ambiente pieno di personaggi strani, al limite del thriller, riesce a far venir fuori lentamente tutto il suo carattere e ad imporsi. Potremmo dire che il mio personaggio, con il pericolo di poter soccombere ad una situazione che sembra stia per schiacciarlo, mette in moto tutta la sua forza interiore e si dimostra ben diverso da quell’essere fragile che poteva apparire.

Quanto rimane del modello goldoniano?

Praticamente niente. Nel testo di Edoardo Erba (l’autore della pièce, ndr) è una donna matura e non una ragazza e si trova ad agire in un contesto e in un’atmosfera diverso da quello della protagonista di Goldoni, anche se con il procedere del secondo atto e in particolar modo verso la fine della storia si può avvertire una certa “ricongiunzione” con l’originale.

L’ha favorita l’ambientazione toscana dell’opera?

Sì, con il regista Roberto Andò abbiamo sfruttato il fatto che io sia toscana per innestare nel testo delle parti in cui la mia inflessione crea più leggerezza e maggiore godibilità. Quello che mi si sente parlare, è una sorta di “esperanto” toscano, visto che nelle battute faccio confluire parole e intonazioni di diverse province toscane. Inizialmente tutte le battute erano in italiano, ma, avendo sempre considerato durante le prove il lavoro di Erba come un work in progress, ci è sembrato giusto prenderci certe libertà. E alla fine credo che tutti, dall’autore a noi in scena, ci si possa dichiarare soddisfatti del risultato.

Il suo personaggio vuole essere un modello di moderna femminilità, in qualche modo?

No, assolutamente. Non mi piacciono i modelli, la mia Mira è la protagonista di un gioco, vuole solo far divertire gli spettatori.

A questo punto della sua carriera, si sente più a suo agio in teatro o davanti a una macchina da presa?

Io ho lavorato prevalentemente nel cinema, ma ho sempre sentito l’esigenza di tornare sulla scena. Il teatro è una cosa viva, è molto più impegnativo stare davanti a un pubblico e percepirne le vibrazioni. Il prodotto finale, lo spettacolo, ne è fortemente influenzato e può cambiare moltissimo rispetto a come era stato immaginato e provato. Credo che recitare in una pellicola possa essere considerato come una professione, mentre stare su una ribalta è un vero e proprio mestiere. Reso ancor più affascinante da una tradizione tutta italiana che ha fatto scuola nel mondo fin dai tempi della Commedia dell’Arte.

C’è qualche progetto artistico che le piacerebbe portare a termine in un futuro prossimo?

No, per ora direi di no, anche perché sono molto impegnata. Un’esperienza che invece avrei tanto voluto fare sarebbe stata quella di recitare in una tragedia classica nel teatro greco di Siracusa. Fino ad ora non ci sono ancora riuscita, chissà prossimamente…

 

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