Leo Muscato porta in scena “Il nome della rosa”

“Io e miei collaboratori abbiamo cercato di rispettare al massimo il testo di partenza de “Il nome della rosa”, che, tra l’altro, ha già una sua struttura drammaturgica molto definita. La nostra è una sorta di traduzione.”

Così il regista Leo Muscato ha definito l’adattamento teatrale (scritto da Stefano Massini) del capolavoro di Umberto Eco in scena all’Argentina fino al 4 febbraio.

Ha preso qualcosa dal film di Annaud del 1986 o è ripartito da zero?

Assolutamente ex novo. Sia chiaro: il film è un capolavoro, soprattutto per quanto riguarda cast e trucco, ma questo è uno spettacolo nuovo. Tra l’altro molto più fedele alla storia originale, che, come dicevo prima, ha già in sé una drammaturgia che funziona benissimo.

È stato difficile allestire una messa in scena credibile rispetto a quanto raccontato nel libro?

Abbiamo lavorato duramente soprattutto per cercare di evocare gli spazi, perché sul palcoscenico non c’è nulla di naturale, nulla di didascalico. In teatro sarebbe stato impossibile sperare di riprodurre fedelmente certe ambientazioni, così, anche grazie all’aiuto delle videoproiezioni (che io, tra l’altro, non uso quasi mai nelle regie dei miei spettacoli) e al grande impatto di musica e suoni, si è cercato di proporre delle soluzioni stilistiche molto suggestive, che, date le ormai oltre 100 repliche, mi pare abbiano ben funzionato.

Il romanzo dello scrittore di Alessandria è incentrato sul profondo contrasto tra conoscenza e oscurantismo nel XIV secolo: come lo vede proiettato ai nostri giorni?

Oggi l’uso pervasivo che si fa della rete e dei social ha trasformato quello che dovrebbe al massimo essere informazione in una supposta conoscenza, con effetti nefasti, devastanti sulla vera cultura (e sulla vita civile della una società). Mancando un vero approfondimento, si trasforma in vero ciò che magari vero non è.

Nell’elaborare l’aspetto visivo di questo spettacolo, l’ha influenzata qualche artista in particolare?

Piranesi certamente, ma, avendo la formalità un ruolo centrale nel processo narrativo e di significazione della storia, direi che il ricorso a opere d’arte è stato pressoché continuo e, dunque, non è facile circoscriverlo a pochi nomi. C’è gotico, dark, rappresentazioni sacre, iconografie medioevali, quadri moderni. Sono chiaramente reinventati e contestualizzati per creare una giusta relazione (una giusta reazione) tra lo spettatore e l’opera. Come avviene, d’altronde, anche per la musica: c’è l’elettronica e i canti gregoriani, strumenti sintetizzati e chitarre classiche. Insomma, un giusto mix che contribuisce anch’esso a rendere compiuto lo spazio scenico e a creare un nuovo “manuale di fruizione” per quest’opera.

Questo “Il nome della rosa” che sfida ha rappresentato nella sua carriera?

Essendo stata una produzione con dei costi impegnativi e che ha visto al lavoro molte persone, ho avvertito una certa responsabilità, ma, devo essere onesto, non troppo diversa da altre occasioni. Certo, in questo caso ci sono magari state più difficoltà da risolvere, più cose da dover gestire, però il mio obiettivo, a prescindere dalla tipologia di spettacolo che dirigo, è sempre lo stesso: far sì che la storia che sto raccontando emozioni la gente in sala. Questa è la sfida che sta alla base di tutto e questa è la sfida che rende bellissimo il mio mestiere.

Sempre a proposito di sfide: le piacerebbe un giorno cimentarsi dietro la macchina da presa?

Assolutamente, anzi, pur essendo stato fino ad ora un regista di teatro e di opera, confesso che spesso il mio modo di concepire gli spettacoli ha una natura prettamente cinematografica. Sono appassionatissimo della settima arte, ma anche delle serie. E, sì, spero che un giorno mi venga concessa la possibilità di poter fare un film (in realtà, una mia sceneggiatura era già pronta qualche tempo fa. Poi, alcuni problemi mi hanno impedito di girare all’ultimo momento)

Vuoi far leggere questo contenuto ai tuoi contatti? Condividilo ora.
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on TumblrEmail this to someone

Lascia un commento

Utilizzando il sito e continuando la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Info

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi