L’Odissea moderna e divertentissima di Emma Dante

Emma Dante è l’artefice di un’Odissea ispirata e originale, in scena all’Argentina dal 31 gennaio al 5 febbraio.

Che tipo di lavoro ha svolto sul caposaldo dell’epica greca?

L’ho innanzitutto scelto come oggetto di studio per 23 miei allievi, che hanno lavorato al progetto per due anni, imparando tante cose. In scena, ballano, suonano e recitano in flusso di grande intercambiabilità. L’idea guida è stata quella di rendere attuale questo capolavoro, privilegiando degli aspetti “domestici” che spesso vengono messi in secondo piano rispetto alla componente avventurosa. Io credo che l’importanza dell’attesa (attesa del ritorno di Ulisse, l’attesa del ricongiungimento tra moglie e marito, tra padre e figlio) in questa pietra miliare della nostra cultura debba essere considerata fondamentale. E ho lavorato drammaturgicamente sulla base di questa mia convinzione.

È per questo che ha dato più risalto alla figura di Telemaco rispetto a quella del protagonista, Ulisse?

Sì, assolutamente. Proprio per questo la prima parte è quasi completamente dedicata alla Telemachia. Mi interessava far vedere questo bambino che diventa uomo e impara che cosa è la vita cercando il padre, oltre che attendendo il suo ritorno (ecco perché ho deciso di intitolare lo spettacolo “Odissea a/r”. È un vero e proprio percorso di conoscenza). Il teatro, tra l’altro, mi ha permesso di far apparire Telemaco e Ulisse quasi come due fratelli invece che padre e figlio, essendo interpretati entrambi da due giovani. La scena dell’agnizione, in questo modo, pur non perdendo in pathòs, si rivela molto più fresca.

Alcuni suoi personaggi (Giove e soprattutto i Proci) usano il siciliano invece che l’italiano. Come mai questa scelta?

L’uso del vernacolo può risultare particolarmente funzionale, certe volte. Ed è per questo che l’ho scelto. Nel caso specifico dei Proci, per esempio, aiuta molto a far emergere quella componente di rozzezza e selvaticità che probabilmente con l’italiano non sarebbe stata sottolineata abbastanza bene.

Il castello di Itaca sembra essere il cuore pulsante intorno al quale ruota la sua storia. È così?

Mi interessava dare al poema un carattere molto più familiare, anche per far emergere maggiormente personaggi come Penelope e i Proci che nell’originale rimangono secondo me troppo sullo sfondo rispetto ad Ulisse.

Il significato o la metafora di un’opera come l’Odissea nel 2017.

I grandi classici hanno la peculiarità di porre l’uomo di fronte  a degli interrogativi esistenziali e a delle vicende umane che non hanno tempo. L’Odissea è la metafora del viaggio che è la vita per eccellenza. Va da sé, dunque, che rimanga sempre attualissima.

 

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