Da oggi sino al 27 novembre, arriva al teatro Parioli un attesissima messa in scena di Natale in casa Cupiello, diretta e interpretata da Luigi De Filippo.
Che cosa significa per lei dirigere e interpretare (primo della famiglia De Filippo dopo il grande Eduardo) quest’opera?
Lo considero il giusto coronamento della mia carriera, oltre che una prova da affrontare con tutto l’entusiasmo possibile.
Sarà fedele alla versione di suo zio?
Per me è intoccabile. Altri hanno voluto darne una propria interpretazione, ma io sarò fedelissimo all’originale.
C’è ancora spazio in un mondo come il nostro per un Luca Cupiello?
No, purtroppo. Lui ama la tradizione e le belle cose, mentre oggi la società è lontana da ciò, istupidita dai modelli imposti dalla televisione. In particolar modo la maggior parte dei giovani, alcuni dei quali sono molto presuntuosi e ignoranti e non si rendono spesso conto di quello che non conoscono. Questo, chiaramente, non vuol dire che non ci siano delle eccezioni, ma io le nuove generazioni le vedo molto così.
L’incoscienza del protagonista, che può essere considerata come uno dei motori narrativi dell’opera, in quale chiave va letta, secondo lei?
Luca respinge la realtà, è un idealista, un sognatore, uno per il quale l’armonia, soprattutto quella casalinga, non può essere sconvolta. E poi è una persona che non viene capita fino in fondo proprio da chi gli sta vicino. È questo, credo, a portarlo poi al crollo verticale al quale assistiamo avvicinandoci alla fine di Natale in casa Cupiello
Ritiene che il modo in cui è trattato il tema dello scontro generazionale in questo capolavoro sia ancora attuale?
Non c’è alcun dubbio. Natale in casa Cupiello, come tutto il teatro dei De Filippo, ha trattato certe dinamiche in modo sempre molto moderno, soprattutto lo scontro tra padri e figli.








