Paola Quattrini adorabile cantante in “Quartet”

Insieme a Giuseppe Pambieri, Cochi Ponzoni ed Erica Blanc, è la protagonista della divertente commedia sulla terza età Quartet, al Ciak dal 15 al 17 novembre. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Paola Quattrini.

Il vitalismo dei vostri personaggi in scena è davvero possibile nella vita di tutti i giorni?

Io penso proprio di sì, l’importante è avere degli interessi forti. Per un attore, ad esempio, la passione per il lavoro è così trascinante da cancellare i limiti anagrafici. Il teatro ha questa magia. Ma, ripeto, per essere vitali l’ingrediente fondamentale è vivere la vita con passione, non essere necessariamente degli artisti

Nel costruire la sua Cecilia è partita da quella interpretata da Pauline Collins nell’omonimo film di Dustin Hoffman?

Assolutamente no, perché, pur amandola come attrice, nella pellicola ha un ruolo molto più marginale rispetto a quello che ho io sulla scena.

Ha dovuto quindi fare un grande lavoro di caratterizzazione.

Esatto, e all’inizio è stato molto faticoso perché la mia Cecilia è sì una persona molto spiritosa, ma anche una donna anziana che vive una quotidianità non facile. Quindi, non si è trattato soltanto di lavorare sul registro comico, ma anche su uno spettro espressivo più variegato. E sono molto contenta, perché, casomai ce ne fosse ancora bisogno, ho dimostrato di non essere soltanto una brava attrice da commedia brillante come molti mi definiscono, ma una brava attrice a tutto tondo.

Dopo i successi ottenuti lo scorso anno con le prime rappresentazioni, come è cambiato il rapporto tra voi quattro protagonisti sul palco e fuori?

All’inizio, magari, avevamo timore che qualcuno di noi potesse non trovare il giusto spazio. Invece fin dalle primissime repliche siamo andati subito d’accordo, merito anche di una pièce brillante ed equilibrata che concede a tutti noi la dovuta rilevanza. Ne è derivato un clima d’armonia collettiva molto bello. Posso dire che Giuseppe, Cochi ed Erica, oltre ad essere degli splendidi compagni, sono delle splendide persone.

Qual è stato il ruolo che più ha amato nella sua carriera e quale quello che rimpiange di non aver mai avuto?

Blanche DuBois in Un Tram che si chiama desiderio diretta da Lorenzo Salveti, perché, oltre ad amare il personaggio, ci ho lavorato duramente per due anni e, quando ho debuttato, l’ho fatto con una febbre terribile che mi debilitava. Non ho invece rimpianti su ruoli non interpretati. Il prossimo sarà magari quello che ho sempre sognato, chissà. Io vivo sempre proiettata nel futuro.

Secondo lei perché una comicità garbata come quella di Quartet oggi sembra aver sempre meno spazio sia a teatro che al cinema?

Per due semplici motivi: il mondo di oggi è molto più volgare e in quello dello spettacolo ci sono sempre meno professionisti.

Lei che ha debuttato bambina: con il passare degli anni quanta voglia di giocare rimane nel mestiere dell’attore?

Tantissima, assolutamente. Pensi solo che in francese i verbi “giocare” e “recitare” coincidono! Recitare è il gioco più bello del mondo, sempre, anche quando ci sono delle condizioni di obiettiva difficoltà o quando ti accorgi che è diventato un lavoro e sembra aver perso in spensieratezza (come successe a me quando ero una ragazzina e, con i soldi guadagnati recitando, contribuivo in modo decisivo a mantenere la mia famiglia).

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