Questa è l’extended version dell’intervista rilasciatami qualche giorno fa da Simona Izzo e pubblicata sul “Metro” del 13 aprile 2016.
Buona lettura.
Due coppie pronte a scoppiare ma che si tengono a galla continuando a conoscersi. Sono quelle protagoniste di Figli, Mariti, Amanti. Il maschio superfluo, alla Sala Umberto dal 12 al 30 aprile. Ce ne ha parlato l’autrice e protagonista Simona Izzo.
Uno spettacolo che vuole essere una riflessione sulla coppia: alla fine chi vince, l’ironia o il disincanto?
L’ironia. Credo che il conflitto uomo-donna che ho raccontato abbia una certa vis comica e suggerisca un’innegabile catarsi dopo tanti anni di convivenza.
Figli, mariti, amanti…Davvero non c’è un maschio che la convinca?
Al contrario, mi convincono tutti! Le donne della mia generazione, nonostante le lotte per i diritti, continuano ad essere molto più accomodanti rispetto a quelle più giovani, soprattutto quelle che hanno tra i 30 e i 40 anni. Io sarò sempre convinta che il maschio non sia superfluo.
Crede di aver fatto una sorta di elogio al bisticcio tra donna e uomo?
In un certo senso, sì. Ho sempre pensato al litigio come a una dimostrazione di passione vera. E poi è molto bello e soddisfacente far pace dopo aver litigato. Sarà forse per questo che si litiga dall’inizio alla fine dell’opera.
L’opera sembra avere un taglio drammaturgico molto moderno. C’è qualche autore più di altri che pensa l’abbia influenzata?
Woody Allen, lo adoro! Credo si capisca anche dall’impostazione cinematografica che ho scelto. Mi piacciono molto anche Bennet e Berkoff. E non dimentico l’influenza di un maestro indimenticato come Scola
Come è stato il rapporto in scena con suo marito Ricky Tognazzi (regista e coprotagonista dello spettacolo, ndr)?
Ci sentiamo in qualche modo simili alla coppia di personaggi che recitiamo, anche perché a teatro, come nella vita vera, si litiga e si cresce. Mi trovo sicuramente molto bene a lavorare con Ricky! Tra l’altro, vorrei anche sottolineare la grande prova attoriale di Giuseppe Manfridi e Kiara Tomaselli, che impersonano la coppia co-protagonista e che sono davvero bravi sulla scena.
Ha riscontrato particolari difficoltà, lei che è nota soprattutto come autrice per il cinema, a cimentarsi nella drammaturgia?
In questo caso specifico, assolutamente no. Credo mi abbia molto aiutato l’aver rispettato le leggi aristoteliche sull’unità spazio-temporale. Questa spettacolo è, in fondo, la cronaca di una lunga notte “catturata” dal vivo. Poi, non bisogna dimenticare che io nasco e mi sento molto portata per la scrittura dei dialoghi e il teatro, in questo senso, offre delle ottime opportunità, in particolar modo quando si cerca di far ridere.








