Vinicio Marchioni a teatro per riaffermare la centralità dell’attore

Da stasera fino al 25 febbraio all’Ambra Jovinelli, Vinicio Marchioni sarà il regista e protagonista di “Uno zio Vanja”, da Anton Čechov, in compagnia di Francesco Montanari.

Chi è il suo zio Vanja, uno sconfitto o uno che, a modo suo, cerca ancora di lottare?

È uno che ha visto svanire tutte le sue ambizioni e con loro anche i sogni d’amore. Potrebbe essere considerato una sorta di emblema del fallimento umano. Atto dopo atto, assistiamo al suo completo, inarrestabile sgretolamento interiore e non c’è nulla che riesca ad attenuarlo.

Quant’è difficile trovare una chiave personale per portare in scena un capolavoro senza tempo come questo?

Non me ne sono preoccupato più di tanto, avevo già chiaro durante le prove dove volevo arrivare. L’unica difficoltà è stata forse far raggiungere a tutti gli attori lo stesso grado di emotività che volevo trasmettere con la mia regia. Ma, per il resto, sono andato piuttosto spedito, perché nelle pagine del grande scrittore russo ci sono già tutte le indicazioni necessarie per dirigere come si deve questa sua meraviglia.

Come sono stati i primi riscontri?

Al di là di ogni più rosea aspettativa, direi. Non mi era mai successo prima di vedere la platea piena di spettatori che vanno dai 18 ai 96 anni! È una grande soddisfazione, soprattutto perché questo spettacolo si serve di Čechov anche per parlare dell’Italia di oggi, dove ci troviamo a dover ricostruire qualcosa di nuovo a livello culturale (ecco perché nel mio “Zio Vanja” il protagonista eredita un teatro in una zona terremotata). Insieme al resto del cast, stiamo facendo diversi incontri nelle scuole per cercare di avvicinare i giovani al teatro e, con Francesco Montanari, stiamo sfruttando i “quattro stracci” di popolarità che ci ha dato “Romanzo Criminale” per parlare di cose importanti. Ci interessa rimettere al centro della discussione il talento e la forza degli attori, la loro creatività. Il teatro è un’esperienza umana straordinaria, un luogo d’elezione per un incontro indimenticabile tra chi recita e chi assiste.

A proposito di regia: cosa ne pensa della crisi che sta vivendo il cinema italiano negli ultimi anni?

Il problema sono le scelte di distribuzione che vogliono trasformare il nostro cinema in una succursale della Marvel o degli Studios, senza valorizzare i molti talenti che ci sono in circolazione. Il problema non è artistico, ma di sistema. Ecco perché non sono d’accordo quando si insiste nel dire che siamo solo noi del settore a dover riportare la gente nelle sale. Bisognerebbe che chi si trova ai vertici di questa industria si assumesse qualche volta le proprie responsabilità e ammettesse che le logiche di questi anni sono state, se non proprio suicide, perlomeno abbastanza ridicole.

Al di là del successo di “Romanzo Criminale”, crede di avere un particolare feeling con Francesco Montanari?

Assolutamente, perché al di là della stima e dell’amicizia, lo reputo un collega dotato di un talento straordinario e l’ho voluto con me in questa avventura.

Teatro, serie tv, cinema, televisione: dove si sente più a suo agio?

Quando entro in un teatro mi sento davvero a casa, anche se questo mestiere, se fatto bene, è sempre e comunque magico.

Lei è sempre stato un grande appassionato di letteratura: non le piacerebbe un giorno provare con qualcosa di suo? Che cosa legge Vinicio Marchioni?

Certo che mi piacerebbe provarci! Qualche anno fa, avevo messo insieme un po’ di cartelle per un libro, poi, purtroppo, sono stato sopraffatto dagli impegni e costretto a soprassedere. Ma verrà sicuramente il giorno in cui qualcosa vedrà la luce. Come lettore, devo dire che sono praticamente onnivoro: mi piace la storia come la poesia, e poi nutro una grande passione per la letteratura americana, in particolar modo per Franzen e Foster Wallace.

 

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